25 gennaio 2017

Ancora una volta ... Virginia Woolf

Il 25 gennaio 1882 nasceva Virginia Woolf. È una scrittrice di cui bisognerebbe parlare sempre, farla studiare a scuola, portare il suo pensiero dappertutto, dai tavolini di un bar agli scranni della politica. Perché Virginia è davvero uno di quegli autori che possono farti diventare migliore di quello che sei, che ti aiutano a comprendere, a fare una pausa, a riflettere, ad ampliare il tuo sguardo (esterno e interno). Chiunque può trovare, nella scrittura di Virginia Woolf, qualcosa che incontri il suo gusto: il romanzo tradizionale e quello sperimentale, la forma del racconto, il diario di viaggio, l'espressione filosofica, la biografia, la critica letteraria, l'esplorazione della psiche e dei rapporti umani, lo studio artistico, l'analisi della struttura del Tempo, la passione per il giardinaggio, l'interior design e persino le ricette di cucina... Non le manca niente. 
Un post su di lei, pubblicato nel giorno del suo compleanno, non può essere altro che celebrativo, e le parole che lo compongono non possono essere altro che sue. Prendiamoci una mezz'oretta, oggi, e leggiamo, condividiamo, diffondiamo, anche solo un barlume della sua scrittura. 



«Nelle strade più tranquille i suonatori ambulanti distribuivano ai quattro venti il loro tenue e quasi sempre malinconico filo di suono riecheggiato o parodiato ora qui tra gli alberi di Hyde Park, ora nel St. James's Park, dal cinguettio dei passerotti e dai gorgheggi improvvisi, amorosi e intermittenti, del tordo canterino. [...] Appena il sole era tramontato un milione di lumicini a gas, come occhi della coda di un pavone, si aprivano nelle loro gabbiette di vetro [...] Finalmente si alzava la luna e il suo disco lucido e metallico, oscurato di quando in quando da una nube sfrangiata, splendeva sereno, con una certa severità, o forse con perfetta indifferenza. In lenta rotazione, come i raggi di un riflettore, i giorni, le settimane, gli anni passavano l'uno dopo l'altro attraverso il cielo». 
(Gli anni, ed. Mondadori. Trad. it. di Giulio de Angelis) 

«Una gran quiete scendeva su di lei, ella si sentiva calma, soddisfatta, e intanto l'ago, traendo dolcemente la seta fino alla pausa soave, raccoglieva le pieghe verdi e le riuniva, morbide, alla vita. Così in un giorno d'estate le onde si adunano, si sollevano e ricadono, e pare che il mondo intero dica "Ecco, è tutto", sempre più gravemente, fino a che anche il cuore del corpo disteso al sole sulla sabbia ripete "Ecco, è tutto"». 
(La signora Dalloway, ed. Mondadori. Trad. it. di Alessandra Scalero) 

«È vero che le donne che lavorano nella pubblica amministrazione meritano di essere pagate tanto quanto gli uomini; ma è anche vero che non vengono pagate altrettanto. La disparità è dovuta all'atmosfera». 
(Le tre ghinee, ed. Feltrinelli. Trad. it. di Adriana Bottini) 

«Non sembra anche a te che le amicizie siano come lunghe conversazioni, continuamente interrotte, ma che con ogni persona girano sempre intorno allo stesso argomento? Con Lytton parlo di letture; con Clive di amore; con Nessa della gente; con Roger di arte; con Morgan di scrittura; con Vita... beh, di cosa parlo con Vita?» 
(Lettera a Vita Sackville West, 28 febbraio 1927, in Tutto ciò che vi devo, ed. L'Orma. A cura di Eusebio Trabucchi) 

«Vediamo la sua Venezia da un piccolo tavolo sulla Piazza, mentre portiamo un bicchiere alla labbra. [...] La sua pittura ha una qualità tangibile; non è fatta d'aria e polvere di stelle, bensì di olio e terra. Desideriamo stendere le nostre mani sulle sue nuvole e i suoi pennacchi; sentire le colonne attorno e i cuscini solidi al tatto. Si può quasi sentire l'oro e il rosso gocciolare, con un piccolo spruzzo, nelle acque del canale». 
(Walter Sickert. Una conversazione, ed. Damocle. Trad. it. di Vittoria Scicchitano) 

«Si ha paura della solitudine; di vedere fino in fondo al vaso. Questo ho provato, qui, in certi agosti, arrivando allora alla coscienza di ciò che chiamo "realtà": qualcosa che vedo davanti a me, qualcosa di astratto ma che risiede nelle colline o nel cielo; rispetto alla quale niente conta; nella quale riposerò e continuerò a esistere. Realtà, la chiamo. E a volte penso che questa è la cosa che mi è più necessaria: quella che cerco».
(Diario di una scrittrice, ed. Minimum fax. Trad. it. di Giuliana de Carlo) 

«Quel giovane semplice che conoscevo appena, aveva dunque celato in sé l'immenso potere della morte. Cessando di essere aveva rimosso i confini e fuse insieme le separate entità - qui nella stanza con le finestre aperte e il canto degli uccelli fuori. Silenziosamente si era ritirato e mentre la sua voce era niente il suo silenzio è profondo. Ha steso la vita come un mantello perché noi ci passiamo sopra. Dove ci conduce? Arriviamo al bordo e cerchiamo. Ma lui è andato oltre; [...] non c'è più. E noi dobbiamo tornare indietro».
("Simpatia" in Oggetti solidi. Tutti i racconti e altre prose, ed. Racconti. Trad. it. di Adriana Bottini e Francesca Duranti) 

«Lassù in cielo combattono giovani inglesi contro giovani tedeschi. [...] Come può una donna lottare per la libertà senza armi? Fabbricandole, oppure fabbricando vestiti o alimenti. Ma c'è un altro modo di lottare senza armi per la libertà. Possiamo lottare con la mente; fabbricare delle idee». 
("Pensieri di pace durante un'incursione aerea", in Voltando Pagina. Saggi 1904-1941, ed. ilSaggiatore. A cura di Liliana Rampello)

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