3 gennaio 2017

Letture di Natale (nel segno del giallo)

Cari lettori di Ipsa Legit, apro quest’anno nuovo con il racconto dei libri che mi hanno fatto compagnia durante le feste natalizie. Dopo tanti mesi in cui mi sono dedicata solo alla letteratura ottocentesca, rileggendo romanzi e facendo varie ricerche tra saggi e articoli di critica letteraria, per le vacanze ho scelto il genere “leggero” che mi piace di più: il giallo. Questa particolare e amatissima forma di narrativa è sempre l’ambiente in cui vado a rifugiarmi quando voglio leggere in spensieratezza, senza adottare tecniche analitiche del testo e senza pensare a come trasformarlo nel soggetto di uno studio critico: non a caso, è durante i giorni più caldi dell’estate o nel periodo di Natale che scelgo questi libri – momenti di riposo e di “svuotamento”, in cui con la scrittura del mistero la mente si rilassa, pur rimanendo ben sveglia e divertendosi un sacco. 
Ho parlato del mio interesse per il giallo in questi vecchi post, nei quali, naturalmente, le caratteristiche identitarie si rivelano sempre essere la lingua inglese (ho tentato altri lidi, ma alla fine non riesco a non tornare lì…) e la penna femminile: ho dedicato due “puntate” alla storia della detective fiction dell’età dell’oro, che ha raggiunto la gloria e il successo anche e soprattutto grazie ad Agatha Christie, Margery Allingham, Dorothy L. Sayers e Ngaio Marsh, in
e in altri due post ho tentato di spiegarmi come mai siano state proprio le donne a eccellere in questo genere di scrittura:
Due dei libri di queste ultime feste appartengono proprio a Dame Ngaio Marsh (1895-1982), neozelandese, celebre autrice di una serie di trentadue gialli in cui il protagonista è lo sfuggente ispettore Roderick Alleyn. Di Marsh la casa editrice Elliot ha recentemente pubblicato in italiano il secondo e il dodicesimo libro della serie: Delitto a teatro (Enter a Murderer, 1935), che ho trovato davvero bello – proprio quello che mi serviva per scollegare i pensieri dalla quotidianità! – e Morte in agguato (Death and the Dancing Footman, 1941) che inizierò a leggere la prossima settimana. Altre opere di quest’autrice sono state tradotte negli anni nella collana dei Gialli Mondadori (trovate l’elenco qui). Quelli di Ngaio Marsh sono gialli classici, che rispettano le regole auree della letteratura del genere: strutturati in modo illuminato, senza lasciare alcun dettaglio al caso, stimolano l’intelligenza del lettore e contemporaneamente lo rassicurano, perché promettono, immancabilmente, la risoluzione finale del caso. Altra storia un po’ thriller (ma non troppo) che ho letto in questi giorni è La classe dei misteri di Joanne Harris – la più recente pubblicazione dell’autrice di Chocolat. Ho scelto questo libro perché è il seguito di La scuola dei desideri, che avevo trovato davvero ben scritto e contraddistinto da un colpo di scena finale da lasciare senza fiato: sebbene questo sequel sia sufficientemente suspenseful, devo dire che purtroppo non ha raggiunto la qualità del suo precedessore. 
Per chiudere, proprio tra la vigilia e il giorno di Natale mi sono immersa nella lettura di una piccola antologia di racconti gialli firmati dalla grandissima P.D. James (1920-2014, di cui ho scritto qui): Un delitto per Natale e altri racconti (Mondadori). Di queste quattro short stories (in due delle quali il protagonista è un giovanissimo Adam Dalgliesh) la prima è deliziosamente perfetta nella sua brevità: James gioca con la rievocazione (e la precisa citazione) dei tratti del mondo di Agatha Christie, ma infine sovverte le convenzioni e lascia l’inconfondibile traccia di una scrittrice contemporanea, che fa rabbrividire più di qualunque omicidio risolto da Hercule Poirot. Il racconto è ambientato durante le feste di Natale del 1940, in una residenza signorile: «d’un tratto la luna spuntò dietro una nube e illuminò in pieno la casa, avvolgendola con una luce bianca e svelando tutta la sua bellezza sospesa tra simmetria e mistero»; «Ricordo i grossi ceppi che bruciavano nel camino, i ritratti di famiglia, l’aria vissuta e confortevole, e intorno ai quadri e alle porte le ghirlande di vischio e di agrifoglio». Un’atmosfera impeccabile, perché offre giusto la sensazione di pace e di conforto che può essere incrinata solo… da un delitto perfetto.

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